Aikishintaiso


Formazione iniziale italia

L'aikishintaiso è la pratica personale che accompagna lo studio dell'aikido. Non è possibile infatti far evolvere il proprio modo di mettersi in relazione con gli altri, lo scopo dell´aikido, senza lavorare su se stessi. La vera libertà proviene dalla presa di coscienza delle proprie appartenenze, culturali, familiari, naturali. Solo l´integrazione cosciente di tali appartenenze permette di arrivare alla percezione profonda della propria identità, all'intuizione del proprio cammino e dovere spirituale. La vera libertà è l'agire in accordo con la coscienza universale, la vera identità è l'aver abbandonato ogni ostacolo all'incontro con l'alterità.

Questo è in estrema sintesi il percorso dell'aikishintaiso. Il mezzo per avanzare è il lavoro con il proprio corpo. Come è tipico nelle arti marziali, si lavora sul corpo per far crescere la coscienza e risvegliare lo spirito.

Nelle immagini, Ō Sensei Morihei Ueshiba - Furitama

Kobayashi Hirokazu Sensei

Kobayashi Hirokazu Soshu - Ashikubinotaiso

I primi passi del lavoro portano ad una migliore circolazione dell'energia nel corpo, ad una diminuzione delle tensioni muscolari contraddittorie, ad una migliore organizzazione posturale e ad un affinamento delle capacità propriocettive. Col tempo si modifica anche la visione di se stessi e il modo di entrare in relazione con gli altri. L’aikishintaiso non è un’arte marziale, ma richiede ugualmente costanza e determinazione per essere praticato efficacemente. I corsi, aperti a tutti, propongono degli esercizi in movimento, delle posture immobili, delle forme di meditazione in movimento o immobili.

L´Aikishintaiso integra numerosissimi apporti delle discipline tradizionali orientali quali il buddismo zen, le pratiche degli yamabushi (shugendo), il teatro No, il sumo, la medicina tradizionale cinese.

Il lavoro corporeo mira a sostituire un equilibrio posturale con uno più favorevole senza passare per una crisi violenta partendo dal principio che i conflitti devono essere risolti impiegando il minimo di energia. La sofferenza, sia fisica che morale, quando è presente è un mezzo che il nostro corpo impiega per garantire l'equilibrio migliore tra coscienza psichica e corporea. Una progressione serena, rispettante l'equilibrio esistente è ben preferibile a ogni deriva misticheggiante o a una ricerca di una rivelazione improvvisa su noi stessi. La vera conoscenza di se stessi affiora naturalmente dall'interno e la vera risposta alla domanda "chi sono io?" è non sentire più il bisogno di una risposta.

L'aikido appartiene all'aikishintaiso, l'aikishintaiso appartiene all'aikido. Questa appartenenza reciproca manifesta coscientemente l'esistenza di una unità: la via. La tendenza che possono avere i praticanti a separare la pratica interna e la pratica esterna è una conseguenza della dualità alla quale siamo tutti soggetti, la stessa che ci fa considerare corpo e psiche come separati.

André Cognard Shihan